venerdì 30 dicembre 2011

Il vento si porta via le urla,
le frantuma, e rimane il silenzio.
Le lacrime di chi hai offeso 
si asciugheranno, farai parte
di un momento di vita che
qualcuno si è già messo alle spalle.
Prova a parlare, dalla tua bocca
usciranno parole timide che si
fideranno del vento.
Egli le porterà con sè, le proteggerà,
saranno al sicuro.
Ma non chiedergli di ridartele subito!
Non lo farà.
 Le tue parole serviranno a riempire
un cassetto vuoto nel cuore di
un'altra persona.
Dimentica ciò che hai detto, 
il vento non ti regalerà le ali,
avrai una chiave in mano.
Ricordati, apre una sola serratura.




domenica 25 dicembre 2011

IL FIORE DELL' AMICIZIA

Sono strani i fiori, crescono
in luoghi impensabili, senza motivo,
senza la pretesa di essere curati o
annusati.

Ce n'è uno in particolare,
più semplice di una margherita,
più colorato di un intero mazzo
di fiori, il suo gambo liscio è
più forte di quello spinato
di una rosa.

Se lo coglieste
non si offenderebbe, sapete?
Se lo annusaste non vi farebbe
starnutire.

Sopravvive anche in un vasetto,
con un po' d'acqua.
La luce del sole non gli serve,
è un fiore proprio strano.

Capiteranno dei giorni in cui soffrirà.
Non dovete temere di perderlo, pero'.
Accarezzategli i petali, il profumo 
che vi lascerà tra le mani  sarà
sempre quello di un fiore
appena nato.



giovedì 22 dicembre 2011

REGALI

E' tipico di questi giorni pre natalizi, incasinarsi in giro per negozi alla ricerca dei soliti regali.
Sembra di assistere all'adempimento di un " dovere" comune.
Così, i regali perdono il valore del loro significato, violentati da una serie di stupide regole morali collegate a qualsiasi tipo di festività.
Forse è per questo motivo che, ogni anno, ci poniamo le stesse domande.
Piacerà il mio pensierino? L'ho regalato già l'altra volta? Con che carta lo potrò confezionare? Rossa? Blu? E altre cose del genere.
Problemi che non avrebbero motivo di esistere, è assurdo.
Per quanto mi riguarda, il regalo è qualcosa che viene dal cuore, è una risposta senza domanda, non ha tempo, nè parole.
E' un altro modo per dire "ti voglio bene" ad una persona.
E' una piccola parte di ciò che c'è dentro di me che voglio donare.
E' l'attestato di un sentimento che non mira a compiacere, ma a condividere.
 Il mio regalo, non ha bisogno di alcuna festa.

mercoledì 21 dicembre 2011

CAMERIERE, MI PORTA IL MENU' DEI DOLCI ?

Al ristorante, sazio, con un cassettino dello stomaco ancora libero per il dessert.
" Mi scusi...sono qua...potrebbe portarmi il menù dei dolci ? grazie, molto gentile".
La mia richiesta viene esaudita in pochi secondi.
" Eccolo, desidera altro?"
"Oh...diamoci del tu, è ridicolo che fra coetanei ci si dia del lei...comunque no, grazie, cerco di mantenere almeno un po' di dignità...anche perchè, di solito, quando vado al ristorante, il cameriere di turno è costretto a percorrere i kilometri di una maratona a causa delle mie continue richieste. E voglio l'antipasto misto di affettati, il risotto allo zafferano, il bollito alla piemontese, dolce e amaro...no guarda..è uno scandalo il mio tovagliolo...sembra un campo di battaglia...".

"Ah..non preoccuparti...ne avessimo di clienti come te...senza offesa ovviamente...stai festeggiando qualcosa in particolare? Cena di Natale?"

" E' un festeggiamento strano il mio, non ha niente a che fare col Natale, è il tipo di serata che ricorre una volta al mese, per me. L'inizio di una dieta finalmente seria...la fallisco sempre cazzarola...e, forse, lo faccio anche un po' apposta, almeno ho sempre una scusa  valida  per suineggiare una sera ogni trenta."

" Ahahahah...non ci posso credere....davvero fai una cosa simile?".

" Oh si...riesco a parlare di diete solo quando il bollito comincia a uscirmi anche dal naso".

"E' vero, i buoni propositi  sono reali a pancia piena...appena si va in bagno svaniscono".

" Pero', prima di tirare l'acqua, onorali dando loro un ultimo sguardo."

lunedì 19 dicembre 2011

UN ALBERO

Mi piacerebbe essere un albero
del tuo giardino, che mette
radici davanti alla finestra
di camera tua.

Potrei guardarti agire
 in solitudine, capire meglio
chi sei o come sei fatta,
ciò che nascondi, e che non
ti rinfaccerei d'aver nascosto.

Mi piacerebbe che la  resina
si trasformasse in un profumato
balsamo, e che le mie foglie
cadessero col primo freddo
di fine autunno.

Verresti a potare i miei rami,
e io, con l'inizio della primavera,
mi sentirei ancora più giovane,
di nuovo lì, fermo a guardarti.

venerdì 16 dicembre 2011

QUANDO E' ORA DI TORNARE A CASA

Scusatemi se sono stato egoista,
non è mai stata, ne sarà mai
mia intenzione esserlo.

Scusatemi, amici miei, se un
giorno vi ho offeso e scusatemi
ancora se mi capiterà di rifarlo.

Scusatemi se, qualche volta,
vi ho fatto mancare il mio chiasso
e i miei silenzi quando ne
avevate bisogno.
Perchè farò sempre gli
stessi errori.

Scusatemi se  dimentico
sempre di farvi un sorriso
in più, quando è ora di
tornare a casa.

Mi capita spesso,
quando ho in mente una persona,
non riesco neanche a riconoscere
me stesso davanti a uno specchio.

Tutto si trasforma e,
avvolti dal fumo di una sigaretta,
persino i lineamenti del mio viso
diventano gli stessi suoi.







giovedì 15 dicembre 2011

VORREI ESSERE LI'

Vorrei non addormentarmi mai,
il sonno distoglie i miei pensieri
da te, portandomi in una dimensione
che assomiglia allo scudo dell' incoscienza.

Vorrei restare sveglio un altro minuto,
per sentire ancora l'odore del tuo
 respiro e il calore delle tue labbra
sulle guance.

Vorrei esserti d'aiuto nei momenti di
di difficoltà, lasciando cadere me stesso nel 
precipizio del nulla.

orrei trovarmi sotto di te,
quando crederai di aver toccato il fondo.


martedì 13 dicembre 2011

VOLTATI E NON PENSARCI PIU'

Non venire verso di me, ti prego,
abbasserei lo sguardo e cercherei
nelle tasche qualche minuscola
certezza che, davvero, non mi è
mai appartenuta. Voltati e non 
pensarci più.

Non devi prendermi sul serio,
farei finta di non vederti.
I miei occhi sogneranno luoghi
che non avrò intenzione di 
raggiungere mai. Voltati e non
pensarci più.

Non chiedermi di fermarmi,
assomiglierei ad una fotografia
intrappolata nell'argento di
una cornice, senza la possibilità
di raccontare la storia del mio
cuore. Voltati e non pensarci più.

Non rimpiangere niente,
perchè le mie non erano 
promesse, ma parole di fuoco,
spente dalle prime gocce
di un temporale. 
Voltati e cerca di non
pensarci più.








giovedì 8 dicembre 2011

L' ESPERIENZA DEL PRIMO VAGITO

Di solito si dice che l'esperienza  insegna tante cose.
Si impara a vivere meglio la quotidianità, a non ripetere sempre gli stessi errori, a controllare le proprie emozioni nei momenti particolari. Già, sembra tutto molto semplice.
Basta chiedere a un soldato che cosa  ha provato quando ha dovuto uccidere i suoi nemici.
Ti risponderà sempre che la vera difficoltà sta nello sparare al primo, dal secondo in poi la freddezza anestetizza le lacrime e il dispiacere. Oppure gli anziani che ripetono come un mantra anti sfiga questo tipo di frase: "Ho avuto la mia vita, ora aspetto la morte serenamente ". Gli anni non sono mai troppi e dall' esperienza si imparano davvero poche cose. Se ci pensate, gli errori che facciamo sono sempre gli stessi. Sono i rimedi che variano di volta in volta a seconda delle situazioni che si presentano. Una ferita ha valore quando è aperta, quando brucia, appena la pelle si cicatrizza, è pronta a subire un altro taglio. Non è una cosa negativa, assolutamente.
E' la bellezza, è la vita che ci ha concesso un'altra occasione, anche di rifare lo stesso sbaglio. Altrimenti perchè mai le ferite dovrebbero rimarginarsi?.
Quindi non è da sciocchi cadere due volte nello stesso errore, lo si diventa quando non ci si rende conto che le risposte seguono i nostri anni, cambiano insieme a noi.
Anche in amore è la stessa cosa. Non esiste esperienza che spieghi o anestetizzi un sentimento così importante.
La sera del " primo appuntamento ", rimane speciale, e non importa che sia la seconda, la terza o la millesima. Tutte le volte ci si sente come un neonato al primo vagito.

lunedì 5 dicembre 2011

FUMANDO UNA SIGARETTA

E' calata la sera, esco di casa circondato dal buio.
Mi accendo una sigaretta, faccio un tiro e butto fuori il fumo verso la luna.
Di solito modifica la sua luce e ne sbiadisce il colore.
Il mondo cambia radicalmente al tramontare del sole, avete notato?
Non squillano i cellulari, è diverso il modo di vedere e sentire, è diverso un po' tutto.
Sembra quasi di essersi materializzati su un altro pianeta.
Il fruscio delle foglie che lentamente si staccano dagli alberi, scalza le voci diurne della societa,
il riposo prende il posto della fatica e nell'oscurità le persone diventano gemelle.
Il giorno e la notte sono caratterizzate dall'opposizione, in tutto e per tutto.
Faccio un esempio, le paure.
Possiamo giudicarle tutte razionali oppure tutte irrazionali, la paura del buio non è più infanile o stupida
rispetto ad una insorta alle due del pomeriggio. Sono soltanto contrapposte l'una all'altra.
Pur considerandomi un amante della "diversità", non trovo affatto strano il timore che può essere legato a questo concetto.
La diversità tende a palesarsi di giorno e non di notte, e capisco le paure che potrebbero manifestarsi in entrambi i casi.
Basterebbe cercare di controllarle, affrontandole coscienti di un possibile pericolo.
Questo è il coraggio, la presa di coscienza delle proprie paure.
Rientrando in casa, aspiro l'ultima boccata dalla mia sigaretta e butto fuori il fumo.
Di nuovo verso la luna.

sabato 3 dicembre 2011

LA MUSICA DI UN CHITARRISTA TIMIDO

Sentii in lontananza il suono di una chitarra
Era un motivo molto semplice e lento, stentava quasi a farsi ascoltare.
Sembrava che il musicista esprimesse vergogna attraverso le corde del suo strumento.
Non si può ingannare la musica e lei non inganna te, dice in faccia ciò che pensa, scalda e ferisce, seduce con la forza di mille poesie d'amore.
Basta qualche nota e il passato viene trasformato in uno stanco applauso, rivolto a quegli ideali gettati nel fuoco tanto tempo fa.
Non ebbi il piacere di conoscere il chitarrista,  ma la sua melodia fu più che sufficiente.
Raccontava storie di giornate passate seduto sul molo, a guardare vecchie barche senza capitano, aspettando un soffio di vento, pensieri vani.
E succede una cosa bellissima,qualcosa di particolare.
Lo strumento diventa artista, compone musica e scrive canzoni con le parole e le corde del tuo cuore.




giovedì 1 dicembre 2011

LE CAMPANE CHE ANNUNCIAVANO I CARTONI DELLA DISNEY

" Mariangiolina, Momo, venite! E' pronta la colazione! ".
Era l' inizio di una nuova giornata estiva da passare con mia cugina Mariangela, che io ho sempre considerato una sorella aggiunta, e i miei nonni.
Restavamo una settimana nella nostra casa di famiglia a Porlezza, un paesino in provincia di Como,affacciato sul lago di Lugano, uno dei posti più belli del mondo.
La nonna Lucia ci svegliava pochi minuti prima delle otto e canticchiava le sue canzonette napoletane mentre ci preparava le fette biscottate.
Era tutto un rito, scendevamo al piano di sotto per fare colazione, aspettando i rintocchi delle campane che annunciavano l'inizio dei cartoni.
Belli i tempi in cui mi irritavo per le sfighe di Paperino e ridevo come un pazzo con Mari per gli scherzi che combinavamo al nonno Alessio, provocandogli ogni volta un' ira funesta.
Oppure le imitazioni della signora Vitali, proprietaria di una gastronomia in paese.
Parlava tenendo la bocca a culo di gallina.
E poi le campane.
Ogni rintocco,ogni scampanata aveva qualcosa di magico che non so spiegarvi a parole, era un'emozione simile ad uno squarcio causato da qualcosa che voleva uscire.
C'è stato un periodo in cui avrei voluto fare il campanaro.
Se la ricorda bene Mariangela la notte in cui ho spalancato le finestre della nostra camera da letto per sentire meglio quei quattro rintocchi. 
Mi insultò pesantemente, in fondo aveva delle ragioni più che valide per farlo.
Ora, quando torniamo a Porlezza, ci accorgiamo che un po' di quella magia " Disney " è svanita, tante cose sono cambiate, non ci sono più i nonni e noi non siamo più dei bambini.
Così ci sediamo sul divano in salotto, chiudiamo gli occhi e ascoltiamo ancora le campane.
Nonno Alessio e nonna Lucia sono di nuovo lì, ci sono Tom e Jerry in Tv.....e una risata è pronta a scoppiare.


E' solo un mio viaggetto nel mondo dei ricordi.
Spero che queste parole vi abbiano invogliato a 
comprare il vostro biglietto.


Momo



mercoledì 30 novembre 2011

SALUTANDO IL PARADISO

Camminando nel grigiore di una piccola via di periferia, fui attratto da un signore in giacca e cravatta all'angolo della strada.
Stava piegato, parlava all'orecchio di un vecchio clochard seduto sul marciapiede, che lo guardava con aria triste,di chi si chiedeva quale instancabile forza lo spingesse ancora a tenere in mano il cappello rovesciato per elemosinare qualche monetina.
Cercai di avvicinarmi per rubare qualche parola del loro discorso, non ci riuscii.
Il loro, era un inquieto muoversi di labbra e mandibole da cui non usciva un filo di voce, o almeno ebbi quella sensazione.
Solo una piccola farfalla si posò sulla mia mano, per riportarmi sulla mia strada.
Appena distolsi lo sguardo da essa, vidi che l'uomo in giacca e cravatta se n'era andato, e il vecchio clochard, alzando la testa verso di me,  mi rivolse un sorriso sincero e disse: " Aspetto per poter vedere ancora qualcosa di bello, qualcosa che possa rendermi felice ancora una volta. Aspetto per sorridere di nuovo a me stesso e veder cessare la paura della morte e la speranza della vita eterna. Aspetto che il Paradiso si trasformi in tutto ciò che non sarà per sempre....ora saluta la tua farfalla e vai dove devi andare ".

Momo


Come avrete capito, è solo un raccontino di fantasia.
Pero' contiene un messaggino importante.
Ci vuole davvero poco per conquistare il Paradiso,
non è necessario credere che esista solo nei posti
più impensabili.
A me, basta il sorriso delle ragazze.

martedì 29 novembre 2011

UN OMETTO VENUTO DA UN LIBRO

Saltò fuori da un libro, uno di quelli presenti nella mia biblioteca, e anche nella vostra.
Un signore di mezza età, aveva sorriso e abbracciato la morte tante di quelle volte che, alla fine, le diventò antipatico. Le resurrezioni a lieto fine son sempre state molto umilianti per lei.
Troppa fantasia.
Tirò un sospiro di sollievo l' ometto, da tempo sognava di visitare un luogo surreale, dopo tante vie passate tra le pagine pubblicate da un qualche idiota, per il quale la capacità di comprendere un'emozione è la sola e vera intelligenza dell'uomo.
Trovò un mondo stupido, non ne rimase sorpreso, d'altronde il suo creatore non gli aveva nemmeno dato la possibilità di capire le lingue del popolo della Terra. Così non venne bruciato dal fuoco delle conquiste, restò impassibile di fronte alla fredda indifferenza, gli negammo ogni desiderio, egli ci regalò la sua anima, così da poterla almeno percepire e illuderci un po'.
Forse vi starete chiedendo: "A quali illusioni si riferisce? ".
Ottima domanda, abbiate pazienza un attimo.
Vedete, le illusioni sono solo proiezioni della fantasia che vanno ad intaccare tutto ciò che noi nutriamo quotidianamente con i dubbi, oggetti e situazioni che non comprendiamo veramente per ciò che sono o rappresentano. E' una forma di vanità l'illusione, il vero amore di noi uomini superbi, la mancanza di rispetto verso i nostri limiti.
Forse è proprio per questo che è così difficile accettare di dover morire, la morte è un limite, e, di conseguenza, anche un' illusione. Non so spiegarvelo meglio, se continuate a non capire, aspettate il finale e il vostro pensiero sarà l' unico importante.
L' ometto restò sulla Terra qualche anno, non volle essere un protagonista, nè la solitudine gli pesò.
Mi manca un po', ora che è tornato a casa, fra quattro mura d' inchiostro. Non dimenticherò le sue parole, un attimo prima di saltare nella carta: "Realtà e fantasia, logica e irrazionale, ignoranza e cultura, stanno creando troppa confusione e sofferenza, è meglio che vada. Ma se vorrete venire, fate un salto, sono qui, sono sempre stato qui, saprete dove trovarmi ".

lunedì 28 novembre 2011

NOUVELLE CUISINE

Non sono mai stato un grande amante della Nouvelle Cuisine,Troppa elaborazione e abbinamenti di gusti un po' a casaccio,a dimostrazione del rinnovamento nell'arte della cucina.
Chi possiede Sky sa che,quotidianamente, vengono proposti programmi in cui i protagonisti girano il mondo per assaggiare ricette impensabili,a volte davvero disgustose(vi consiglio di non mangiare mentre guardate queste cose,è un abbinamento che vi provocherebbe conati di vomito e spasmi).Comincia a diventare difficile trovare ristoranti di tradizione "locale",da un po' di tempo è cominciata l'era dei "sushi",dei "messicani",dello spezzatino al caffè e degli spaghetti al miele,questi ultimi due,molto più cari a livello economico rispetto ai primi che ho scritto.E se c'è una cosa che non sopporto in tutto questo,è la faccia da culo che assumono i camerieri mentre commentano con il cliente il piatto di bollito misto in salsa di ribes che hanno appena servito in tavola.Se girassero per la sala con in mano il Santo Graal,farebbero meno sceneggiate.La cucina si sta "globalizzando",ne prendo atto,il mio è soltanto lo sfogo di chi non capisce le nuove arti culinarie,di chi preferisce un semplice piatto ben preparato alla vecchia maniera.
Ma il problema è e rimarrà mio,non si possono impedire le evoluzioni.
Pero' mi dispiacerebbe ritrovarmi a non poter più mangiare un fritto misto,un risotto alle rane(per cui sbavo),solo per far spazio alle nuove mode.Troppi ristoranti storici han già levato le tende,e non solo per la crisi.
Come si dice,"il mondo è bello perchè è vario" e i gusti son gusti.Io sono uno di quelli che,all'ennesima provocazione da parte del cameriere:"Aaah..non fare al contadino sapere,quanto è buono il formaggio con le pere",risponde:"Disse il vecchio saggio,stronzo chi mangia le pere col formaggio".

domenica 27 novembre 2011

CANTEREMO ANCHE CON LA VOCE ROCA

"Too old to rock'n roll,too young to die". "Troppo vecchio per il rock'n roll,troppo giovane per morire".Per chi non la conoscesse,è una bellissima canzone dei Jethro Tull,un gruppo sulla cresta dell'onda negli anni '70-'80.Mentre la ascoltavo,pochi minuti fa,ho pensato,già...ma quando sarò troppo vecchio per tutto,che succederà?La mia musica cambierà a tal punto da trasformarmi nella cover di me stesso?
Potrà anche sembrarvi strano il fatto che mi ponga queste domande a ventidue anni,ma tanto vale affrontarlo adesso questo argomento,non aspetterò di certo il momento in cui una lacrima mi segnerà il viso, guardando una foto scattata tanti anni prima,una foto che mi racconterà all'orecchio storie della mia vita,ormai dimenticate o messe nel cassetto.Vi siete accorti come ,a volte,le domande apparentemente senza risposte nel presente,siano in realtà le più semplici?Non è importante che le risposte siano giuste,basta che diano una speranza.Così,leggendo i titoli delle canzoni contenute nell'album,ho trovato "Life is a long song".Forse è vero,le parole rimarranno sempre le stesse,la musica rimarrà la stessa...cambierà solo il mio modo di cantare e suonare,la voce sarà bassa e il ritmo più lento,ma non sarò mai "troppo vecchio per vivere".E il concerto va avanti...

sabato 26 novembre 2011

LA GRANDEZZA DI UN ANIMALE PIU' SEMPLICE

Ogni tanto mi capita di pensare a una frase di mia nonna:"Puoi picchiare e bastonare un cane,ma lui ti guarderà sempre
con occhi adoranti,incondizionatamente".
Bhè,è vero.Pochi minuti fa,ho dovuto sgridare il nostro cagnolino di famiglia,un bastardino molto molto brutto,ma anche molto simpatico.Aveva appena pisciato sulla gamba di una sedia del tavolo da pranzo(che stronzetto,proprio la mia sedia,
e siccome in casa giro scalzo,ci ho messo proprio il piede dentro...mi è passato l'appetito,meglio così dato il mio fisico non
proprio statuario).
Così ho cercato di fare il duro per cinque minuti,sono andato a prenderlo e gli ho lasciato andare uno schiaffetto che gli
ha tolto giusto la polvere dal sedere,seguito da urla isteriche causate dall'aver pucciato il calzino nella sua urina.
La sceneggiata è durata finchè non si è verificata nei fatti,la frase a cui facevo riferimento prima.
Non è giusto,mi ha rabbonito soltanto con uno sguardo,uno sguardo che implorava pietà,come se lo stessi torturando
veramente.
Era qualcosa di troppo "vero" per non sciogliersi completamente,quello sguardo negli umani,grida ipocrisia,negli animali
è diverso.
Penso che la risposta sia racchiusa in quel "incondizionatamente".
Mi chiedo quante volte io abbia pensato a qualcosa o fatto qualcosa incondizionatamente,forse mai,forse è una caratteristica propria dell'uomo porre condizioni.
Talvolta l'intelligenza è un'arma a doppio taglio,ci concede tanto e ci toglie tanto,e la differenza più grossa che si percepisce confrontando il cervello umano e il cervello di un cane sta nel modo di vivere emozioni e sentimenti.
L'uomo pone condizioni anche nell'amore e nell'odio,il cane mai, ama incondizionatamente e odia incondizionatamente.
Non sta a me,nè ad altri,giudicare quale sia il modo "giusto".
Anche perchè non esiste quello "sbagliato".
L'unica cosa che non andrebbe mai fatta è cercare di razionalizzare l'irrazionale.
Scusate se le mie parole verso l'uomo possano esservi sembrate un po' ciniche,non è così.
Ho voluto soltanto riconoscere la grandezza di un animale più semplice di me.
Ho finito,ora vado a fare ancora due carezze al mio cagnolino....e a riscaldarmi la pasta.


Momo

AL CUORE, RAMON!!!

"Al cuore,Ramon,se vuoi uccidere un uomo devi colpirlo al cuore!!!".
Questa è una delle ultime battute del film "Per un pugno di dollari",recitata da Clint Eastwood e rivolta al suo rivale Ramon(Gianmaria Volontè),prima del duello finale,che terminerà con la morte di quest'ultimo,una morte avvolta da un caldo alone di solitudine che sembra venir fuori da quelle case costruite soltanto per servire la vigliaccheria dei loro proprietari.Fortunatamente è un film,la pistolettata è fine a se stessa e il dolore che circonda la perdita di una vita non è tenuto in considerazione.In fondo è giusto così,anch'io al cinema o davanti alla tv voglio divertirmi,mica star lì a "moralizzare" ogni cosa che mi passa sotto il naso!.Il problema nasce quando si scambia la vita reale per un film e viceversa,e succede spesso.
L'errore si nasconde in quelle piccole verità su cui si basa ogni film che si rispetti,in questo caso la frase:"Al cuore,Ramon!".Il concetto è lo stesso nella vita reale,pù allargato, ovviamente. Colpiscimi al cuore e colpirai anche quello dei miei famigliari,toglimi la vita e ne toglierai un pezzo ai miei amici più cari.E' tutto ingigantito,travolgente,e il nostro cuore è più debole di quanto si possa pensare,basta niente per ferirlo o per fermarlo.Una parola è più che sufficiente,più pericolosa del piombo dei proiettili.Infatti,se notate,il pentimento è solo la presa di coscienza delle conseguenze che un nostro errore ha generato,conseguenze che,il pentito,ha cercato di circoscrivere alla situazione,e che,invece,hanno sfondato le barriere.La stessa cosa vale per l'amore,orde di uomini e donne "sedotti e bidonati" da quel medesimo concetto esistente soltanto nei film.Mi dispiace per tutti loro e ,paradossalmente,mi dispiace anche per me stesso.E la storia si ripete,le parole si ripetono,non cambiano le armi.Il mio cuore rimane quello stupido organo che si ferma al tramonto e riprende il suo lavoro all'alba.Un'alba di cui non posso fare a meno,è la cosa più bella che esista.Svegliarsi  con gli occhi  gonfi e con nelle orecchie il grido..."AL CUORE,RAMON!!!"

IL GRANDE CONDOMINIO

"Momo,dimmi quale mania ti ha portato a fissarti sui ciechi e sui sordi,ho notato che sono presenti in molti dei tuoi pensieri che mi hai fatto leggere...ti conosco,è chiaramente una fissa".
Questo è lo spezzone di un dialogo scherzoso che ho avuto con un mio carissimo amico,riguardante gli scritti che, ogni tanto,gli impongo di leggere e criticare.Gliene sarò sempre grato,da me accetta qualsiasi tipo di delirio,e io da lui,ovviamente.Anche se mi rendo conto che incoraggiare le rispettive follie,non è una cosa proprio sana.Tornando a noi,ha ragione.Sono attratto dai ciechi e dai sordi perche' vedono e sentono anche le più piccole sfumature di una parte del mondo che non so definire,perchè non riesco nemmeno a percepirla.Sinceramente,ho paura di conoscerla,me la immagino come un incubo.E vale la stessa cosa per un cieco o un sordo dalla nascita,pensate che inferno sarebbe svegliarsi una mattina e poter vedere o sentire cose che i tuoi occhi e le tue orecchie non potranno riconoscere.La Terra è un grande condominio,ognuno di noi ha il suo piano,il suo appartamento,e non ci è concesso entrare in quelli altrui.Certo,può capitare di sbagliare a schiacciare il tasto dell'ascensore,e rimanere confusi su un pianerottolo uguale al nostro,ma che non è il nostro,davanti ad una porta uguale alla nostra,ma con una serratura diversa.La cosa positiva di tutto questo,sta nella consapevolezza di non provare invidia nè per il cieco nè per il sordo,loro non ne provano verso di me,al massimo ci può essere una reciproca curiosità.Il punto fondamentale è la diversità che ci contraddistingue,quando dovremo andarcene ,il mondo avrà perso i nostri colori e i nostri appartamenti dovranno essere nuovamente tinteggiati e riarredati.Dimentico la cosa più importante,andranno installati nuovi allarmi,quelli di oggi suonano anche per un soffio di vento.

FIORI E LETAME- CHICCHE DI UN "POETA" DI BASSO,BASSO LIVELLO........IO.

DISEGNO NEL BUIO

Eri lì,
seduta sulla riva del fiume a fissare il cielo stellato
con lo sguardo di chi un giorno ha amato,
e per sempre amerà l'idea di tutto ciò che non
potrà mai conoscere.
Mi sedetti in silenzio accanto a te,
mi chiedesti di osservare ciò che si nascondeva
in quegli spazi di buio disegnati da qualche stella davvero luminosa.
Non capivo,il mio sentimento non prendeva forma,
e quelle piccole,confuse luci dell'oscurità non aiutavano certamente.
L'orgoglio e le stelle non vanno d'accordo,troppo distanti.
Distolsi lo sguardo e pensai che probabilmente la stessa cosa
vale per l'amore.
Ci ostiniamo a guardarlo negli occhi in modo da poterlo riconoscere,
ma non  rammentiamo la nostra ciecità.
Forse ci è concesso guardarci attraverso,
così da poterlo almeno immaginare e respirare.



L'IMPORTANZA DELLA SUPERFICIALITA'

La superficialità è qualità e sintomo delle persone
profonde d'animo.
Esse sono piene di pensieri,emozioni,sentimenti,
così tanti che il loro corpo non può trattenerli tutti.
Perciò se ne disfano esternandoli,
sono quasi sempre parole al vento,senza importanza
nè per loro nè per altri,parole che mirano a proteggere
e nascondere ciò di cui si nutre veramente il cuore,
Tutto quello che ci fa sentire vivi.