venerdì 30 dicembre 2011

Il vento si porta via le urla,
le frantuma, e rimane il silenzio.
Le lacrime di chi hai offeso 
si asciugheranno, farai parte
di un momento di vita che
qualcuno si è già messo alle spalle.
Prova a parlare, dalla tua bocca
usciranno parole timide che si
fideranno del vento.
Egli le porterà con sè, le proteggerà,
saranno al sicuro.
Ma non chiedergli di ridartele subito!
Non lo farà.
 Le tue parole serviranno a riempire
un cassetto vuoto nel cuore di
un'altra persona.
Dimentica ciò che hai detto, 
il vento non ti regalerà le ali,
avrai una chiave in mano.
Ricordati, apre una sola serratura.




domenica 25 dicembre 2011

IL FIORE DELL' AMICIZIA

Sono strani i fiori, crescono
in luoghi impensabili, senza motivo,
senza la pretesa di essere curati o
annusati.

Ce n'è uno in particolare,
più semplice di una margherita,
più colorato di un intero mazzo
di fiori, il suo gambo liscio è
più forte di quello spinato
di una rosa.

Se lo coglieste
non si offenderebbe, sapete?
Se lo annusaste non vi farebbe
starnutire.

Sopravvive anche in un vasetto,
con un po' d'acqua.
La luce del sole non gli serve,
è un fiore proprio strano.

Capiteranno dei giorni in cui soffrirà.
Non dovete temere di perderlo, pero'.
Accarezzategli i petali, il profumo 
che vi lascerà tra le mani  sarà
sempre quello di un fiore
appena nato.



giovedì 22 dicembre 2011

REGALI

E' tipico di questi giorni pre natalizi, incasinarsi in giro per negozi alla ricerca dei soliti regali.
Sembra di assistere all'adempimento di un " dovere" comune.
Così, i regali perdono il valore del loro significato, violentati da una serie di stupide regole morali collegate a qualsiasi tipo di festività.
Forse è per questo motivo che, ogni anno, ci poniamo le stesse domande.
Piacerà il mio pensierino? L'ho regalato già l'altra volta? Con che carta lo potrò confezionare? Rossa? Blu? E altre cose del genere.
Problemi che non avrebbero motivo di esistere, è assurdo.
Per quanto mi riguarda, il regalo è qualcosa che viene dal cuore, è una risposta senza domanda, non ha tempo, nè parole.
E' un altro modo per dire "ti voglio bene" ad una persona.
E' una piccola parte di ciò che c'è dentro di me che voglio donare.
E' l'attestato di un sentimento che non mira a compiacere, ma a condividere.
 Il mio regalo, non ha bisogno di alcuna festa.

mercoledì 21 dicembre 2011

CAMERIERE, MI PORTA IL MENU' DEI DOLCI ?

Al ristorante, sazio, con un cassettino dello stomaco ancora libero per il dessert.
" Mi scusi...sono qua...potrebbe portarmi il menù dei dolci ? grazie, molto gentile".
La mia richiesta viene esaudita in pochi secondi.
" Eccolo, desidera altro?"
"Oh...diamoci del tu, è ridicolo che fra coetanei ci si dia del lei...comunque no, grazie, cerco di mantenere almeno un po' di dignità...anche perchè, di solito, quando vado al ristorante, il cameriere di turno è costretto a percorrere i kilometri di una maratona a causa delle mie continue richieste. E voglio l'antipasto misto di affettati, il risotto allo zafferano, il bollito alla piemontese, dolce e amaro...no guarda..è uno scandalo il mio tovagliolo...sembra un campo di battaglia...".

"Ah..non preoccuparti...ne avessimo di clienti come te...senza offesa ovviamente...stai festeggiando qualcosa in particolare? Cena di Natale?"

" E' un festeggiamento strano il mio, non ha niente a che fare col Natale, è il tipo di serata che ricorre una volta al mese, per me. L'inizio di una dieta finalmente seria...la fallisco sempre cazzarola...e, forse, lo faccio anche un po' apposta, almeno ho sempre una scusa  valida  per suineggiare una sera ogni trenta."

" Ahahahah...non ci posso credere....davvero fai una cosa simile?".

" Oh si...riesco a parlare di diete solo quando il bollito comincia a uscirmi anche dal naso".

"E' vero, i buoni propositi  sono reali a pancia piena...appena si va in bagno svaniscono".

" Pero', prima di tirare l'acqua, onorali dando loro un ultimo sguardo."

lunedì 19 dicembre 2011

UN ALBERO

Mi piacerebbe essere un albero
del tuo giardino, che mette
radici davanti alla finestra
di camera tua.

Potrei guardarti agire
 in solitudine, capire meglio
chi sei o come sei fatta,
ciò che nascondi, e che non
ti rinfaccerei d'aver nascosto.

Mi piacerebbe che la  resina
si trasformasse in un profumato
balsamo, e che le mie foglie
cadessero col primo freddo
di fine autunno.

Verresti a potare i miei rami,
e io, con l'inizio della primavera,
mi sentirei ancora più giovane,
di nuovo lì, fermo a guardarti.

venerdì 16 dicembre 2011

QUANDO E' ORA DI TORNARE A CASA

Scusatemi se sono stato egoista,
non è mai stata, ne sarà mai
mia intenzione esserlo.

Scusatemi, amici miei, se un
giorno vi ho offeso e scusatemi
ancora se mi capiterà di rifarlo.

Scusatemi se, qualche volta,
vi ho fatto mancare il mio chiasso
e i miei silenzi quando ne
avevate bisogno.
Perchè farò sempre gli
stessi errori.

Scusatemi se  dimentico
sempre di farvi un sorriso
in più, quando è ora di
tornare a casa.

Mi capita spesso,
quando ho in mente una persona,
non riesco neanche a riconoscere
me stesso davanti a uno specchio.

Tutto si trasforma e,
avvolti dal fumo di una sigaretta,
persino i lineamenti del mio viso
diventano gli stessi suoi.







giovedì 15 dicembre 2011

VORREI ESSERE LI'

Vorrei non addormentarmi mai,
il sonno distoglie i miei pensieri
da te, portandomi in una dimensione
che assomiglia allo scudo dell' incoscienza.

Vorrei restare sveglio un altro minuto,
per sentire ancora l'odore del tuo
 respiro e il calore delle tue labbra
sulle guance.

Vorrei esserti d'aiuto nei momenti di
di difficoltà, lasciando cadere me stesso nel 
precipizio del nulla.

orrei trovarmi sotto di te,
quando crederai di aver toccato il fondo.


martedì 13 dicembre 2011

VOLTATI E NON PENSARCI PIU'

Non venire verso di me, ti prego,
abbasserei lo sguardo e cercherei
nelle tasche qualche minuscola
certezza che, davvero, non mi è
mai appartenuta. Voltati e non 
pensarci più.

Non devi prendermi sul serio,
farei finta di non vederti.
I miei occhi sogneranno luoghi
che non avrò intenzione di 
raggiungere mai. Voltati e non
pensarci più.

Non chiedermi di fermarmi,
assomiglierei ad una fotografia
intrappolata nell'argento di
una cornice, senza la possibilità
di raccontare la storia del mio
cuore. Voltati e non pensarci più.

Non rimpiangere niente,
perchè le mie non erano 
promesse, ma parole di fuoco,
spente dalle prime gocce
di un temporale. 
Voltati e cerca di non
pensarci più.








giovedì 8 dicembre 2011

L' ESPERIENZA DEL PRIMO VAGITO

Di solito si dice che l'esperienza  insegna tante cose.
Si impara a vivere meglio la quotidianità, a non ripetere sempre gli stessi errori, a controllare le proprie emozioni nei momenti particolari. Già, sembra tutto molto semplice.
Basta chiedere a un soldato che cosa  ha provato quando ha dovuto uccidere i suoi nemici.
Ti risponderà sempre che la vera difficoltà sta nello sparare al primo, dal secondo in poi la freddezza anestetizza le lacrime e il dispiacere. Oppure gli anziani che ripetono come un mantra anti sfiga questo tipo di frase: "Ho avuto la mia vita, ora aspetto la morte serenamente ". Gli anni non sono mai troppi e dall' esperienza si imparano davvero poche cose. Se ci pensate, gli errori che facciamo sono sempre gli stessi. Sono i rimedi che variano di volta in volta a seconda delle situazioni che si presentano. Una ferita ha valore quando è aperta, quando brucia, appena la pelle si cicatrizza, è pronta a subire un altro taglio. Non è una cosa negativa, assolutamente.
E' la bellezza, è la vita che ci ha concesso un'altra occasione, anche di rifare lo stesso sbaglio. Altrimenti perchè mai le ferite dovrebbero rimarginarsi?.
Quindi non è da sciocchi cadere due volte nello stesso errore, lo si diventa quando non ci si rende conto che le risposte seguono i nostri anni, cambiano insieme a noi.
Anche in amore è la stessa cosa. Non esiste esperienza che spieghi o anestetizzi un sentimento così importante.
La sera del " primo appuntamento ", rimane speciale, e non importa che sia la seconda, la terza o la millesima. Tutte le volte ci si sente come un neonato al primo vagito.

lunedì 5 dicembre 2011

FUMANDO UNA SIGARETTA

E' calata la sera, esco di casa circondato dal buio.
Mi accendo una sigaretta, faccio un tiro e butto fuori il fumo verso la luna.
Di solito modifica la sua luce e ne sbiadisce il colore.
Il mondo cambia radicalmente al tramontare del sole, avete notato?
Non squillano i cellulari, è diverso il modo di vedere e sentire, è diverso un po' tutto.
Sembra quasi di essersi materializzati su un altro pianeta.
Il fruscio delle foglie che lentamente si staccano dagli alberi, scalza le voci diurne della societa,
il riposo prende il posto della fatica e nell'oscurità le persone diventano gemelle.
Il giorno e la notte sono caratterizzate dall'opposizione, in tutto e per tutto.
Faccio un esempio, le paure.
Possiamo giudicarle tutte razionali oppure tutte irrazionali, la paura del buio non è più infanile o stupida
rispetto ad una insorta alle due del pomeriggio. Sono soltanto contrapposte l'una all'altra.
Pur considerandomi un amante della "diversità", non trovo affatto strano il timore che può essere legato a questo concetto.
La diversità tende a palesarsi di giorno e non di notte, e capisco le paure che potrebbero manifestarsi in entrambi i casi.
Basterebbe cercare di controllarle, affrontandole coscienti di un possibile pericolo.
Questo è il coraggio, la presa di coscienza delle proprie paure.
Rientrando in casa, aspiro l'ultima boccata dalla mia sigaretta e butto fuori il fumo.
Di nuovo verso la luna.

sabato 3 dicembre 2011

LA MUSICA DI UN CHITARRISTA TIMIDO

Sentii in lontananza il suono di una chitarra
Era un motivo molto semplice e lento, stentava quasi a farsi ascoltare.
Sembrava che il musicista esprimesse vergogna attraverso le corde del suo strumento.
Non si può ingannare la musica e lei non inganna te, dice in faccia ciò che pensa, scalda e ferisce, seduce con la forza di mille poesie d'amore.
Basta qualche nota e il passato viene trasformato in uno stanco applauso, rivolto a quegli ideali gettati nel fuoco tanto tempo fa.
Non ebbi il piacere di conoscere il chitarrista,  ma la sua melodia fu più che sufficiente.
Raccontava storie di giornate passate seduto sul molo, a guardare vecchie barche senza capitano, aspettando un soffio di vento, pensieri vani.
E succede una cosa bellissima,qualcosa di particolare.
Lo strumento diventa artista, compone musica e scrive canzoni con le parole e le corde del tuo cuore.




giovedì 1 dicembre 2011

LE CAMPANE CHE ANNUNCIAVANO I CARTONI DELLA DISNEY

" Mariangiolina, Momo, venite! E' pronta la colazione! ".
Era l' inizio di una nuova giornata estiva da passare con mia cugina Mariangela, che io ho sempre considerato una sorella aggiunta, e i miei nonni.
Restavamo una settimana nella nostra casa di famiglia a Porlezza, un paesino in provincia di Como,affacciato sul lago di Lugano, uno dei posti più belli del mondo.
La nonna Lucia ci svegliava pochi minuti prima delle otto e canticchiava le sue canzonette napoletane mentre ci preparava le fette biscottate.
Era tutto un rito, scendevamo al piano di sotto per fare colazione, aspettando i rintocchi delle campane che annunciavano l'inizio dei cartoni.
Belli i tempi in cui mi irritavo per le sfighe di Paperino e ridevo come un pazzo con Mari per gli scherzi che combinavamo al nonno Alessio, provocandogli ogni volta un' ira funesta.
Oppure le imitazioni della signora Vitali, proprietaria di una gastronomia in paese.
Parlava tenendo la bocca a culo di gallina.
E poi le campane.
Ogni rintocco,ogni scampanata aveva qualcosa di magico che non so spiegarvi a parole, era un'emozione simile ad uno squarcio causato da qualcosa che voleva uscire.
C'è stato un periodo in cui avrei voluto fare il campanaro.
Se la ricorda bene Mariangela la notte in cui ho spalancato le finestre della nostra camera da letto per sentire meglio quei quattro rintocchi. 
Mi insultò pesantemente, in fondo aveva delle ragioni più che valide per farlo.
Ora, quando torniamo a Porlezza, ci accorgiamo che un po' di quella magia " Disney " è svanita, tante cose sono cambiate, non ci sono più i nonni e noi non siamo più dei bambini.
Così ci sediamo sul divano in salotto, chiudiamo gli occhi e ascoltiamo ancora le campane.
Nonno Alessio e nonna Lucia sono di nuovo lì, ci sono Tom e Jerry in Tv.....e una risata è pronta a scoppiare.


E' solo un mio viaggetto nel mondo dei ricordi.
Spero che queste parole vi abbiano invogliato a 
comprare il vostro biglietto.


Momo