domenica 22 luglio 2012

LA FRECCIA DI CUPIDO


Ti ho portata nel cuore 
per tanto tempo.
"Freccia di Cupido".
Questo è il tuo nome.

L'ho scelto io,
dopo averti concepita.
La tua punta affilata è
stata sangue di felici dolori.

Come un vampiro
ho succhiato le mie ferite,
e quelle dei pazzi.
Per nutrirti ancora.

Finchè la lacerazione
divenne fatale.
Allora, Freccia di Cupido,
ti ho scagliata violentemente
verso ciò che di più grande e
bello si erigeva lontano
dallo sguardo.

Sei libera, ora.
Ti ho data via per nulla in cambio.
E' inestimabile il valore di
chi hai colpito.

sabato 21 luglio 2012

SUL VISO DI CHI AMI

I venti gelidi ti sfiorano,
ti colgono di sorpresa in
quelle giornate senza vento.
E' il momento di chiudere
gli occhi, di proteggere 
l' immagine di chi ami.
Falla parlare della grande e
imperfetta storia d'amore,
strappale un sorriso,
talvolta una lacrima.
Un tiepido alito di vento
colmerà qualche piccola distanza.
Renderà indefinibile l'amore,
porterà nuovi sorrisi,
e quella lacrima non ghiaccerà
sul viso di chi ami.


venerdì 20 luglio 2012

IL LUCCIO, IL LAVARELLO E LA TROTA FERITA

Era una giornata come le altre per gli abitanti delle acque del Ceresio.
Solo un'altra giornata vissuta nel dubbio che contraddistingue la noia della preda e del predatore.
Un lavarello nuotava annoiato al centro del lago, in superficie, incurante dei falchi in caccia.
Non aveva mai conosciuto i propri limiti, poichè mai si era spinto oltre la propria tana.
Decise di provare.
Voleva avvicinarsi alle montagne, dove le acque sono più chiare.
Durante la breve gita, incontrò uno strano pesce che gli rivolse uno sguardo appena stupito.
Era una grossa trota che portava ferite fresche sulla livrea argentata.
" Chissà cosa aveva da guardarmi così"-disse il lavarello, per nulla intimorito-"Le trote sono codarde, si sa.
I deboli non parlano".
Era ormai arrivato, si diresse verso alcuni confortevoli canneti.
Mentre si godeva il meritato riposo, orgoglioso di se stesso, il lavarello vide avvicinarsi un'ombra sempre più grande.
Era il Re del Ceresio e di tutti gli altri laghi, padrone delle acque basse, il luccio.
"Cosa ti ha portato qui, arrogante pesciolino?"-disse il luccio-"Non sai chi sono, evidentemente".
"E' vero, non so chi tu sia, ma posso affermare tranquillamente che questo lago non è tuo".
Rispose il lavarello.
"Io vivo qui, pero'."-disse ancora il luccio, poi aggiunse-"Non discuterò ancora con te, piuttosto dimmi se da queste parti hai notato una trota ferita, mi è scappata per un soffio".
"Si! L'ho vista da poco, gironzolava con aria triste e bastonata, come una povera e debole creatura".
Il luccio rimase in silenzio, fissando il lavarello.
Poi prese parola.
"Cos'avrebbe mai dovuto fare una trota di fronte a me, se non cercare con tutte le sue forze di mettersi in salvo? Già ci sono i forti a parlare fin troppo.
Mi accontenterò di un misero pasto oggi".
Il lavarello si trovò ben presto tra le fauci del luccio, che attendeva un'ancor più misera digestione.

domenica 15 luglio 2012

PASSATO OLTRE

Già passato oltre.
Guardo, ormai da spettatore,
le case di nebbia della non 
più mia gente.

Fumo di un incendio spento.
Ammiro il fascino del verso
umano, ricordo le inquietanti e
silenziose parole vuote.

venerdì 13 luglio 2012

STORMO DI RONDINI

Guardo questi vestiti che indosso,
sono come scudi opposti ai
silenziosi giudizi.
Penso al tuo sguardo con una
leggera vena di malinconia.
Passano veloci le immagini,
troppe, come le parole che
non ho trovato.
Sono cieco, muto, sordo.
Così leggero da raggiungere uno
stormo di rondini in volo,
come si fa nei sogni.


martedì 10 luglio 2012

LA REGALITA' DEI CASTELLI ABBANDONATI

Cammino tra la folla in festa,
immerso in tiepidi ricordi
di gioie passate.
In un breve momento,
vedo quanto penosa sia stata
la tristezza di ieri.
Scopro, negli occhi sorridenti,
la regalità dei castelli abbandonati.

lunedì 2 luglio 2012

DIMENTICANDO MOMENTI DI VITA

Non ricordo il giorno in cui
ho iniziato a ricordare.
Mancano le immagini,
mancano le persone,
manca un po' della mia vita.

Ho guardato fotografie di
momenti in cui ero solo
una presenza, momenti che
non mi sono davvero appartenuti.

Vedere e dimenticare,
basta un attimo.
Quando si dimentica,
si dimentica per sempre.

E' così breve la vita
dei ricordi, talmente breve che
la nostalgia di un secondo
passato silenziosamente,
si scontra  con il mio
nascere e morire,
minuto dopo minuto.

CON LA FRAGILITA' DI UN FIORE MOSSO DAL VENTO

Con la fragilità di un fiore
mosso dal vento, mi
incammino verso luoghi
non ancora pensati.

E' così lunga una strada
buia, e gli ostacoli nascosti
sono luci che illuminano
ogni mio passo insicuro.

Mi guardo intorno e
un dubbio mi travolge,
come il vento con l'ultimo
fiore autunnale.