lunedì 4 giugno 2012

L'UOMO E IL GUFO

Se lo ricordava bene quel giorno, la mattina del suo primo volo, la prima volta fuori dal nido.
Fu molto breve il tragitto, quasi un saltello da un ramo all'altro dell'albero.
Abbracciava quel pensiero ogni volta che si sentiva annoiato, imprigionato nelle abitudini che la vita gli imponeva.
Il gufo aveva ormai imparato a volare, conosceva talmente tanti trucchi che non sentiva nemmeno più le correnti d'aria che andavano a sostenerlo, le sfruttava inconsciamente, perdendosi il gusto di farlo.
Questa è la grande pecca dell'abitudine, il piacere che svanisce piano piano.
Un pomeriggio, mentre era in cerca di qualche topino da mangiare, il gufo sentì una fitta all'ala destra, un dolore molto forte prese il sopravvento.
Si sentì cadere, come mai gli era successo prima.
Non riusciva più a volare, la sua leggerezza non gli impedì di cadere a terra, in mezzo agli alberi di quel bosco che era la sua casa.
Mentre cercava di capire cosa fosse successo, si trovò davanti un uomo con un lungo oggetto tra le mani, un oggetto che sapeva far molto rumore.
L'uomo, con molta tristezza,  raccolse il gufo da terra e gli esaminò l'ala ferita.
Poi disse.
"Mi dispiace tanto piccolo gufetto, non avrei mai voluto colpirti. Ti ho scambiato per un fagiano, di cui mi nutro e vado ghiotto. Ti porterò a casa mia, dove potrò proteggerti e curarti nel migliore dei modi, e ti libererò quando sarai guarito completamente."
Il gufo, ancora spaventato, accettò la proposta dell'uomo, fidandosi del suo buon cuore.
Venne messo in una gabbietta, curato ogni giorno, nutrito a sufficienza per fargli recuperare le forze.
Eppure non era felice, sentiva la mancanza del suo mondo, del bosco, del vento, del cielo in cui volava.
Soprattutto, ebbe modo di accorgersi dei grandi limiti della libertà dell'uomo.
Non riusciva a comprenderli nel profondo, ma vedeva, negli occhi di chi lo stava curando così amorevolmente, la stessa noia e il bisogno di fuggire che egli conobbe così bene, tanto tempo prima.
 Si rivolse all'uomo.
"Ma perchè bramiamo così tanto la libertà?
Non esiste concetto più stupido.
Tanto, ci rinchiudiamo da soli nei riti e nelle abitudini che ci rassicurano, e ci dimentichiamo di vivere per la paura di perdere tutto, anche noi stessi".
L'uomo ascoltò, e sentì, in quelle parole, il racconto di una vita.
Poi rispose.
"E' vero, hai ragione.
La libertà è qualcosa di talmente grande che viene difficile pensarla o immaginarla in una volta sola.
Ci vuole tempo per sognarla e per imparare a trattarla con delicatezza.
E' bella proprio per questo, penso.
Ricordati che ci è consentito varcare i suoi confini soltanto con la fantasia!
La noia e l'abitudine  rappresentano il prezzo da pagare per godere di ciò che abbiamo.
Quando sarai pronto a spiccare il volo, mi piacerebbe che portassi con te uno dei miei occhi.
Sapresti ciò che proverebbe un uomo se potesse volare.
Tu, in cambio, potresti donarmi la tua penna maestra.
Così, se mi venisse voglia di fuggire, potrei puntarla verso il cielo, e, ad occhi chiusi, volare via".





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