L'altra sera ho sentito una frase bellissima, una risposta alla domanda:" Cos'è la libertà?"
"Andare a dormire la sera sapendo di non aver fatto del male a nessuno".
L'ho trovata stupenda perche' mi ha fatto pensare.
Feci un sogno, qualche tempo fa.
Un sogno strano, che ricordo con piacere ancora adesso.
Mi trovavo in una gabbia, bella grossa, di quelle che si usano al circo per tenerci dentro i leoni e le tigri.
Avevo in mano un mazzo di chiavi e vicino a me erano piazzate altre gabbie, con i loro rispettivi inquilini all'interno.
Facce che non ricordavo d'aver mai visto.
Eppure ci parlavo, argomenti banali, come fossimo stati in un bar.
La cosa che mi ha colpito di più, era il fatto che tutti avessimo accettato quella situazione di prigionia collettiva, la tranquillità di chi aveva ammesso da tempo le proprie colpe e la consapevolezza di non poter andare in nessun altro posto.
Non sapevo cosa farmene delle chiavi che continuavo a tenere in mano, non avevo nemmeno provato ad aprire la serratura della mia gabbia.
Poi una voce mi ha raggiunto, non sapevo dove guardare.
Cercavo inutilmente una faccia.
"Lanciale a me!"...diceva...."Lanciale a me! Non ti servono! Ma non ti sei ancora accorto che è aperta la tua gabbia!?".
Ho alzato gli occhi e le sbarre attorno a me erano sparite, mi svegliai qualche istante dopo.
La libertà e la gabbia sono come due fidanzati a passeggio, si completano a vicenda.
Nessuna delle due avrebbe senso senza l'altra.
Ma non sto parlando di una gabbia qualsiasi, ma di quella che ci costruiamo con le nostre mani, che progettiamo nei minimi particolari, affinchè possano essere vanificati tutti i modi che utilizzeremmo per uscirne.
Il mio sogno non è più pazzo della nostra realtà quotidiana.
Tutti noi abbiamo bisogno di qualcuno che venga ad aprirci con una chiave o col semplice suono della voce.
Così mi addormento tutte le sere, al sicuro nella mia gabbietta.
Cara gabbietta mia, di ferro all'interno, di paglia all'esterno.
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